Storia

Ripercorri le tappe principali che hanno permesso la nascita di Zeocoltura

Vincenzo, la villa e la zeolite

Il luogo in cui davvero tutto ha avuto inizio è un luogo magico, esattamente come il minerale che è alla base della Zeocoltura. Quando ho incontrato Vincenzo Coppola, Villa Ravaschieri a Roccapiemonte (SA) era poco più di un rudere che attendeva mani sapienti per far esplodere la sua indescrivibile bellezza che oggi, dopo immensi sacrifici, è possibile ammirare. Vincenzo è stato il primo a nominare la parola “zeolite” nella mia vita racontandomi di come utilizzava il minerale per pacciamare e tenere umido il suolo del suo roseto e agrumeto ed invitandomi ad impiegarlo nei miei primi esperimenti idroponici.

Via Lavinaio

Passeggiando per una strada di collina (ex letto di un lavinaio) nei pressi di Carifi di Mercato San Severino (SA),  ho notato che sugli antichi argini, realizzati in tufo, la vegetazione cresceva rigogliosa e senza un briciolo di terra. Allora, immedesimandomi nel mio omonimo Victor Frankenstein,  mi sono detto: si può fare! Le piante crescono sulle pietre anche in natura! Solo più tardi ho scoperto che quel tufo era ricco di zeoliti con grande quantità di Chabasite e Phillipsite. Da quel giorno non ho smesso di fare esperimenti, anche quelli più assurdi.

Francesco e la Zeolite, quella buona

Dopo Vincenzo Coppola, la seconda “zeolite miliare” è senza dubbio Francesco Apostolico, ingegnere chimico alimentare, imprenditore noto nell’industria mineraria e grande esperto di zeoliti. Grazie a Francesco ho approfondito le proprietà chimico-fisiche delle zeoliti ed ho potuto avere a disposizione grandi quantità di materiale per condurre i numerosi esperimenti. Ho condiviso con lui i primi risultati delle mie colture idroponiche in full “zeolite” e con il tempo abbiamo messo appunto anche le giuste granulometrie da utilizzare per ogni tipo di applicazione, dall’agricoltura biologica all’idroponica fino ad arrivare alla mia Zeocoltura. Delle tante zeoliti che ho testato, quelle proposte da Francesco sono risultate sempre le migliori in assoluto, soprattutto i grani ottenuti da pietre di cave tufacee con prevalenza di zeolite a Chabasite per effetto ammendante.

L’orto da remoto alla Maker Faire

Tra i corridoi della Maker Faire 2014 spunta all’improvviso Matteo Campofiorito, amico e giornalista di Green Style. È interessato al progetto Ortotica perché è il primo sistema completamente automatizzato per coltivare e monitorare un orto da remoto. Così, mi chiede di spiegarlo con parole semplici.

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Il folle che coltiva nelle “pietre”

Di solito, un inventore ha un laboratorio segreto; ma io che sono un pazzo, ho deciso invece di farlo alla luce del sole. L’Avv. Loreto e sua figlia Tania, che non smetterò mai di ringraziare, mi hanno concesso il loro triangolino di terra inutilizzato con l’obiettivo di riqualificarlo. Così ho dato il via ai grandi lavori del laboratorio di coltura fuori suolo Ortotica, detto anche “giardino impossibile” visto il suo stato iniziale. Riccardo Siani, garden designer, ed io avevamo avuto una visione su come sarebbe potuto diventare quel posto; dopo tanta fatica, e grazie all’aiuto di tantissimi amici, quel sogno diventò realtà. Gli esperimenti negli orti, realizzati completamente con grandi quantitativi di zeolite granulare 6-15 mm, hanno acceso per anni la curiosità di tantissimi passanti che forse ancora oggi ricordano quel “folle che coltivava nelle pietre”. In quel piccolo pezzo di terra a Casali di Roccapiemonte (SA) ho lasciato il mio cuore e da lì ho fatto partire la mia silenziosa, ma vistosa, rivoluzione.

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